WAYouth Bites

Start-Up e Realtà, questione di opportunità o di pigrizia?

By Maggio 15, 2018 No Comments

Intervista ad un giovane lavoratore

“Non è un Paese per vecchi”, avremmo sperato, noi ragazzi, di dire in circostanze ben diverse dalla mera citazione di una fortunata trasposizione cinematografica.
Stando all’Eurostat, circa il 32,8% degli under 25 in cerca di un lavoro è disoccupato: una situazione drammatica, che ben racconta una nazione, e un mondo oramai, che non sa più fidarsi dei giovani.
Cosa fare per invertire questo trend, allora?
Fabrizio Giaconella, un WAYouther particolarmente dedito a interessarsi di problematiche come quella dell’occupazione giovanile, illustra così il problema: «Il problema dei giovani di oggi sostanzialmente è questo: quanti di loro si mettono ancora in gioco, quanti prenderebbero un treno verso una meta non definita, solo per cercare di realizzare una propria idea? Quanti oggi conservano quella sana scintilla che ti allontana dalla pigrizia? Pochi. Al giorno d’oggi non basta solo saper pensare, bisogna saper agire e i nostri ragazzi non sono per niente abituati, sono troppo indaffarati ad aver paura di esporsi». Non sembra essere, quindi, questione di opportunità quanto più di pigrizia e non intraprendenza.

Per molti, il lavoro non sembra passare dall’attivismo e da un campo da gioco in cui essere protagonisti: si aspetta la palla senza cercarla. «Non vinsi il primo hackathon a cui presi parte, Hack Waste, ma fu un’ottima rampa di lancio verso il mondo delle start-up. Cominciai a capire cosa significa affacciarsi al mondo del lavoro, quanto sia importante essere sfacciati: così iniziai a cercare contatti con investitori, università, per lanciare l’idea mia e del mio team. Il progetto è naufragato praticamente un anno dopo, ma ho avuto l’occasione di conoscere tante persone e di prendere tanti contatti che so potranno essere utili per il mio futuro. Ho imparato a fare ricerca, a mettere in gioco il pragmatismo piuttosto che le sole idee. Tutto questo a 17 anni ha rappresentato un traguardo enorme per me, in un mondo che ci prende sempre meno sul serio. Non mi trovo d’accordo sul fatto che in Italia nessuno ascolti i giovani, certo all’estero al solo sentire le parole diciassette anni appendono la cornetta, questo è vero».

Una ricetta a base di intraprendenza e relazioni sembra essere vincente. È la base su cui è fondata WAYouth, un’estensione naturale dell’attivismo giovanile che ben rispecchia quello che dovrebbe essere il nostro modus operandi: non è tanto ragionare per professioni quanto per sfide.
E quali sfide si pongono i giovani di oggi? Soprattutto se le pongono?
«Le sfide sono il vero motore della creatività. Per rendere i giovani motori del cambiamento, penso prima cosa ci sia bisogno di esser d’esempio: così ho realmente cominciato a fare dell’incoscienza la mia parola d’ordine. È una cosa che manca molto ai ragazzi oggigiorno: con incoscienza intendo il significato positivo del termine perché di quella negativa ce n’è abbastanza. Vedo veramente pochi ragazzi buttarsi. Nelle varie esperienze che WAYouth mi ha dato modo di vivere in questi mesi, ho conosciuto investitori ed imprenditori e nemmeno una volta mi sono tirato indietro dall’andare a domandargli qualcosa o dall’ascoltarli. A volte dalle coincidenze più strane nascono le migliori opportunità».

Esiste il momento in cui l’occasione incontra il talento, diceva Seneca. Oggi in molti sembrano essersi dimenticati che le opportunità non sono conseguenze dirette della bravura, bisogna cercarle, crearle: «Oggi ci insegnano ad essere troppo, ma per me bisognerebbe sin da subito sviluppare le proprie capacità cinestetiche, agire ancor prima di pensare (magari non in modo troppo estremo sia chiaro). Non c’è più tempo per aspettare l’offerta di lavoro, dovete cercarvelo, crearvelo. Apritevi tante, tante porte e fatelo da subito».
Sarà questo il giusto antidoto?

 

Redazione