Alla Signora del Vento,
Al Capitano,
All’equipaggio,

Non è facile scrivere determinate righe.

A volte l’inchiostro si spande sulle pagine quasi fosse un insieme di gocce di pioggia intente a fare a gara, ognuna desiderosa di raccontare di più.

Altre vorremmo che quelle gocce si bloccassero, si arrestassero. Come se la pioggia diventasse un pianto e il proseguire delle parole dolore.

Siamo soliti raccontare la vita per momenti, le giornate per ore, le emozioni per istanti. Ci soffermiamo sempre sul quando e sul quanto, cercando di svuotare l’oceano dei ricordi con un cucchiaino di parole. 

E mai nessuno racconta il dove.

I luoghi, quelli che ti avvolgono, che raccontano allo stesso momento tutti i momenti. Mai nessuno racconta quell’aria a cui rimangono invischiate le nostre emozioni, i nostri sentimenti, noi stessi.

Quelle ragnatele di sensazioni, di gocce di pioggia che raccontano tutto.

Nelle ultime settimane ci siamo svegliati ogni mattina con la consapevolezza che l’Italia stava annaspando.

Quasi annegando.

Molti di noi hanno visto le proprie città sott’acqua, l’impeto della pioggia che portava via la speranza, affogandola nella disperazione. 

Abbiamo saputo trovare nella forza dello stare insieme un’arma di resistenza. Resistenza a quello stato d’animo di cui la pioggia, le maree, le esondazioni sembrano la proiezione naturale: un’arma contro la rassegnazione.

Domenica, però, abbiamo ricevuto una foto, che nessuno avrebbe mai voluto vedere. Uno dei dove più importanti della nostra vita ferito. E con quello tutti noi.

È strano pensare come le stesse onde che tutti insieme abbiamo solcato quell’estate, quelle onde che ci hanno accompagnato in una delle storie più belle della nostra vita possano ferirci così tanto. Ferirci a tal punto da piegarci.

Da lasciarci affondare.

Alla Signora del Vento,
All’equipaggio,
Al capitano,
Dobbiamo confessare che il dolore di cui abbiamo parlato nelle righe che aprivano questa lettera a cuore aperto, è forte, quasi irreversibile. La memoria potrà con il tempo saper far peggio i conti, errando i quando, i quanto.

Ma i dove non si scordano mai. 

Perché siamo dove andiamo ancor prima di ciò che ci riportiamo indietro.

È per questo che domenica ognuno di noi ha provato dolore, perché ognuno di noi è la Signora del Vento. Ognuno di noi ora annaspa tra quelle onde, in cui ci siamo cullati l’estate di un anno e mezzo fa. Sentiamo la disperazione, sentiamo il mare che ulula, sentiamo la pioggia che ci umilia, lascia a nudo il nostro dolore.

Siamo con voi.

E non possiamo arrenderci.

Non possiamo lasciare che la furia della natura inghiottisca una storia così bella, non possiamo lasciare che una parte di noi si abbandoni al silenzio del blu oltre l’azzurro. 

Siamo per il rumore, per la brezza che ci scompiglia i capelli, per le vele spiegate verso una meta, l’orizzonte, terra. Siamo per il timone forte tra le braccia, il mare che ci sfida, che gioca con noi, le onde che danzano.

Siamo con voi.

La Signora del Vento ci ha insegnato questo e ora siamo questo, non siamo riusciti nemmeno noi a resistere: la voglia di lottare, di rialzarsi, il sapore dolce del vento in poppa ha preso il posto di un inchiostro così amaro.

Non volevamo esprimere solo la nostra vicinanza.

Volevamo dire a modo nostro che la Signora del Vento per quanto possa fisicamente apparire in difficoltà, c’è e solca ancora i mari.

Volevamo dire che siamo con voi.

Ce la farete,
Ce la faremo, 
Il mare dà, 
Il mare prende, ma niente può prendersi ciò che disseminiamo tra le persone. Nulla può prendersi la voglia di lottare e ricominciare.

Alle belle storie non piace stare in porto,
E la Signora del Vento, è una delle più belle che abbiamo mai incontrato.

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