Non c’è mai stato un futuro più incerto di domani.

Questa considerazione popolare riassume bene la situazione in cui ci troviamo in questo momento.

Qualcuno dice che al di là della malattia, questa quarantena ci farà bene.

Domani usciremo e presteremo attenzione anche ai gesti che ci erano sempre sembrati normali, a dare più valore ad alcuni momenti,luci e sguardi.

Crederci dopo la notizia che sta circolando negli ultimi giorni sembra un paradosso.

E’ stata scoperta l’esistenza di numerosi gruppi telegram al cui interno vengono scambiati materiali di revenge porn e pedopornografia.

Intimità di fidanzate, madri, figlie, amiche, sorelle. Donne violate per essere scambiate come le figurine dei calciatori panini.

Si stima che venissero scambiati circa trentamila messaggi al giorno chiedendo e offrendo foto, numeri di telefono di ex fidanzate, aiuti per “rendere la vita impossibile” alle persone a cui fino a poco tempo prima si dichiarava amore. Come se non bastasse, il tutto era accompagnato da commenti luridi e deplorevoli sulla figura femminile, puntualmente paragonata a carne da macello e “da stupro”.

Sembra surreale credere a questa situazione, soprattutto se si pensa che un anno fa la Camera approvava all’unanimità la legge sul revenge porn con la reclusione da uno a sei anni e multa da 5.000 a 15.000 euro. Sembra surreale credere che ci sia anche qualcuno che incolpi le vittime stesse per quello che gli capita, affidando loro squallidi aggettivi.

Sembra surreale credere che la maggior parte delle persone abbia solamente detto “mica sono tutti così gli uomini”.

Sembra surreale credere che ad oggi, dopo tutto quello che stiamo passando, c’è ancora qualcuno che si permette di giocare con la vita degli altri.

Un macabro gioco con un impatto spesso terribile.

Come quando qualcuno si è divertito a distruggere la vita di Carolina Picchio, che in un’apparente notte normale di gennaio del 2013, decise di togliersi la vita gettandosi dal balcone di casa. La piccola Carolina aveva solo quattordici anni, ma il male che le avevano fatto era così grande che sembrava inghiottirla, fino a farlo davvero.

Proprio come il dolore che portò Tiziana Cantone a fare la stessa scelta, nel 2016.

Due donne sconosciute ma con un destino in comune, una vita distrutta a causa di un banale video. Due donne che la nostra società non è riuscita a salvare, anzi che ha ​condannato.

Questi erano gli esempi di due volti, due nomi, due storie fin troppo simili a quelle delle vittime di quei gruppi telegram.

Ed è così che la speranza di dar un valore nuovo alla nostra vita svanisce. Davanti ad un tale orrore, veniamo derubati di ogni augurio riposto nel futuro migliore che bramiamo da quando ci hanno rinchiuso dentro quattro mura.

Pensiamo ingenuamente che tutti siano convinti di voler salvare vite, ora più che mai. Invece in questa meravigliosa cultura all’avanguardia conviviamo con delle bestie con la cravatta che si scambiano le figurine di corpi di bambine, ragazze, madri, come se nulla fosse. Come se fossero piccoli trofei che gli appartengono per diritto.

In ogni caso è vero “mica tutti gli uomini sono così” ma a contribuire alla “cultura dello stupro” sono anche quelli che rimangono in silenzio, coloro che hanno ricevuto questi materiali e hanno fatto finta di niente, d’altronde”non è un fenomeno che si può fermare perché provarci?”

Per Carolina, per Tiziana e per tutte quelle donne che non sono più potute uscire di casa per una passeggiata o un caffè con gli amici. Per coloro che non ci sono più ma anche per chi c’è ancora ma non è più la stessa. ​Dovremmo provarci per loro​.

Angelica Nicole Ricca