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POST-CRONACA

By Agosto 21, 2019 No Comments

La cronaca al tempo dei post

Ispirato alla riflessione di Francesco Bonami in POST – l’opera d’arte nell’epoca della riproducibilità sociale –

CONTENUTI SENSIBILI

Questa foto contiene contenuti delicati che alcune persone potrebbero

trovare offensivi o fastidiosi 

VEDI FOTO 

Una foto oscurata ed un’avvertenza. Questo è ciò che  una settimana fa hanno “visto”, aprendo la home, tutti coloro che posseggono un profilo Instagram.

Ad aiutarci la didascalia in allegato, quelle parole che spesso nessuno considera, a volte sottovaluta, a volte semplicemente ignora. Prima di cliccare lì, su quell’ imperativo che suona quasi categorico (VEDI FOTO),ci si ferma a pensare anche solo per un istante, a riflettere, decisi a scrutare il violato, curiosi di violarlo. Gli impavidi del web prendono coraggio e aprono quel fotogramma  che ritrae una figura femminile avvolta da una veste candida, sulla destra si intravede un braccio coperto da un abito nero e una mano che calza un guanto anch’esso bianco.

Purezza ed empietà.

La simbologia cromatica è devastante.

Nel mezzo, a fare da collegamento tra i due soggetti, una frusta.

Il volto della ragazza è terrorizzato e solcato da copiose lacrime.

Sembrerebbe una scena da film, ma è realtà della regione indonesiana Banda Aceh, nello stadio di Lhokseumawe il 2 agosto 2019. Decine di spettatori entusiasti si sono riuniti proprio lì, non per assistere ad una partita di calcio, ma alla punizione pubblica inflitta ad una ragazza di 22 anni e al suo partner, colpevoli di aver consumato rapporti sessuali prima del matrimonio. 

100 frustate sferrate sotto gli applausi scroscianti di un pubblico acclamante.

Ma, prima di soffermarsi su questo episodio in particolare, è doveroso ricordare che nella regione indonesiana in questione viene applicata un’interpretazione rigidissima della Sharia

Conoscendo anche soltanto gli aspetti più generali della legge islamica è palese come oggi tali norme per molti risultino quantomeno controverse, suscitando forti dibattiti e provocando scalpore, soprattutto nel momento in cui emergono testimonianze di “barbarie” come quella in questione, dalla quale peraltro lo stesso presidente indonesiano Joko Widodo si è dissociato.

Ora, lasciando a te che leggi ogni tipo di considerazione riguardo agli aspetti religiosi o etici (entrambi appartenenti all’ambito del privato), ma tenendo sempre in considerazione che in questo caso sono stati totalmente calpestati i diritti inviolabili che appartengono ad ogni essere umano, sarebbe interessante riflettere sulla nostra “curiosità del nascosto”, e soprattutto sul perchè ci abbia spinto ad aprire quella foto.

Un click, un tocco sullo schermo di un cellulare. Questo piccolo gesto ha spalancato gli occhi di molti, come accade sempre più spesso, su un tema oggetto di discussioni in altre sedi, in altri luoghi, forse più opportuni o forse no. Insomma, le testimonianze fotografiche di realtà lontanissime dalla nostra vedono una sempre più ampia diffusione grazie al web e in particolare ai social che passano dall’essere banali vetrine con carrellate di foto delle vacanze estive, a gallerie di opportunità, possibilità di conoscenza, consapevolezza e riflessione.

Da qui, sarebbe auspicabile non avere più foto da censurare e oscurare, o per lo meno, data l’impossibilità di tale ipotesi, sarebbe più giusto che quelle immagini venissero considerate sensibili non tanto per la violenza che rappresentano, ma proprio perché grazie alla loro forza vanno a toccare la sensibilità di quello spettatore che decide non di applaudire la disumanità ma di condannarla. 

Elena Gigli