„[…] είναι τα χθεσινά τα βαρετά εκείνα.

Και καταντά το αύριο πια σαν αύριο να μη μοιάζει.“

Sono le cose di ieri, fastidiose. Finisce che il domani non sembra più un domani.

da “Μονοτονία” di C. Kavafis

Ad un’ora segue un’altra ora. Ad un giorno segue un altro giorno. Monotonia. Sempre tutto uguale. C’è chi studia. C’è chi lavora…

Ciascuno di noi è imbrigliato in un grigiore ripetuto, dal quale difficilmente riesce a sfuggire.

Con il passare degli anni risulta sempre più difficile trovare del tempo per inserire un po’ di colore nelle nostre esistenze. Tutto sempre monocorde. Pedantemente tutto ripetuto. E in questo flusso monotono di grigio, è facile sentirsi soffocare, sentire che non c’è possibilità di via d’uscita.

La soluzione per molti è quindi di rientrare nella forma che la società, in qualche modo, ci prefigge ed accettare passivamente la routine di tutti i giorni. Tutto questo porta ad un grande senso di isolamento e di solitudine
 che, in casi estremi, può divenire anche ragione valida per commettere un atto di suicidio. Suicidarsi come atto di rivolta non tanto contro una vita che non si vuole vivere, ma anzi contro una vita che non rientra nelle nostre aspettative e che quindi non ci soddisfa a pieno.

Ciononostante, questa azione è in realtà l’opzione più drastica, ma al contempo anche la più semplice, in quanto si decide, de facto, di “non-vivere” più. Molto più difficile è invece mettere la vita con le spalle al muro e dimostrarsi più forti, non lasciandosi abbattere dagli ostacoli che quest’ultima costantemente ci pone davanti.

È anche vero che non esiste cosa più triste del ricordare i tempi felici in questi giorni miseri, come suggerirebbe Dante (cfr Inferno, V,. 121-123 Nessun maggior dolore/ che ricordarsi del tempo felice/ ne la miseria). Queste parole purtroppo risultano essere, nonostante la distanza temporale, fastidiosamente attuali. Sono momenti difficili per tutti.

La pandemia ci ha resi in qualche modo prigionieri di noi stessi. Prigionieri della noia e della routine. Una soluzione definitiva sembra non esserci. Possiamo cercare di ignorare questa situazione, ingannarla o forse anche distogliere la nostra mente facendo altro. La verità è che in questi giorni è molto facile lasciarsi andare ai ricordi. Crediamo che il passato possa distrarci da ciò che stiamo vivendo e darci quindi serenità. Ma quest’ultimo, in realtà, altro non fa che allungarsi e proiettare la sua ombra sul primo.

Ai nostri occhi quindi, tutto il trascorso diviene un qualcosa di lontano e di felice, mentre, al contrario, il presente ci appare tedioso e miserabile. Proprio come afferma Kavafis nella sua poesia Monotonia, è come se il passato fosse avvertito da ciascuno di noi come un qualcosa di ingombrante, di “fastidioso”, un qualcosa che ci blocca di fatto e che non ci permette di vivere il presente in modo completo: è proprio il confronto con quel che è già successo la causa della nostra percezione di tempo presente come un flusso ossessivamente invariato ed uniforme.

Cosa fare per “rompere” questo senso opprimente di monotonia?

Forse dovremmo cercare di non crearci aspettative troppo grandi, e focalizzarci invece su quelli che sono i nostri obiettivi a breve termine, provando quindi a dare valore anche ai momenti ed agli eventi minori: tutte quelle cose che ci sembrano così scontate, in realtà non lo sono quasi mai.

Cerchiamo di vivere il presente, invece di ostinarci a condurre un’esistenza fatta di nostalgia costante verso un passato che in nessun modo potrà riaccadere.

Seguiamo il consiglio del grande poeta classico Orazio, suggerito dalla sua celebre espressione (seppur mai espressamente enunciata) carpe diem e riscopriamo la bellezza di essere qui, ora.

Non un minuto di più. Non un minuto in meno.

Il momento giusto è adesso.

Lorenzo Tarchi