Quattro ragazzi e una chitarra…un pianoforte sulla spalla, la polizia, i pomeriggi passati a cercare di comprendere la matematica, Ariosto, Dante, gli amori adolescenziali, quell’ ultima notte, l’ansia, il futuro e le paure che si palesano sotto il cielo estivo della città eterna e poi, proprio poco prima dei titoli di coda, due scene, il temutissimo esame e Carducci, quell’argomento che nessuno avrebbe mai chiesto e invece…

Ebbene sì, è proprio dai famosissimi fotogrammi del film “Notte prima degli esami “ e dall’omonima ed intramontabile colonna sonora del grande Venditti, che iniziamo.

L’anno scolastico è agli sgoccioli e per tutti i maturandi si avvicina il fatidico momento, l’esito ultimo di un’attesa durata cinque anni, il giudizio universale da sempre presente nei giovani incubi di tutti e sul quale film e canzoni negli anni hanno aiutato a fantasticare.

Tra varie polemiche e discutibili cambiamenti, negli ultimi mesi ,non si è parlato d’altro che delle novità gravitanti attorno al nuovo esame di stato: l’ eliminazione della terza prova, le buste al colloquio orale, una nuova seconda prova…ma ci sarà tempo per parlarne.

In questo pezzo ci proponiamo di stimolare una riflessione sul concetto di maturità e sul se e come un esame possa essere considerato metro di giudizio di quest’ultima.

Facciamo un po’ di ordine.

Partiamo specificando il significato di maturità:

[ma·tu·ri·tà]

ig. Capacità di orientamento o di comportamento, fondata sull’acquisizione seria, completa e definitiva dei dati dell’esperienza.

Nonostante questa sia la definizione canonica fornita dal vocabolario, tali parole sono ben lontane dal pensare comune.

Per tutti noi dall’inizio, infatti, della carriera scolastica la parola maturità è sempre stata associata allo spettro di un esame Anno dopo anno, man mano che quell’ombra si avvicinava, abbiamo caricato quel momento di passaggio di ansie, angoscia e paura, credendo che una volta superato avremmo avuto ,a prescindere, in omaggio un biglietto nella tribuna d’onore del mondo adulto.

Per questa ragione, molti identificano proprio l’esame di stato come discrimine tra la vita adolescenziale e quella adulta, o per lo meno così credono.

Altri, invece, ritengono che la maturità si raggiunga automaticamente compiuti 18 anni come se soffiare su di una candelina in più significasse essere pronti ad affrontare il fuoco della vita.

Altri ancora entrano nel mondo delle responsabilità metri prima dei traguardi convenzionali a causa o grazie a significative esperienze di vita che portano a crescere un po’ più in fretta.

Allora, proprio in virtù della soggettività che caratterizza tale tema, è importante ricordare come “la maturità” sia una condizione, uno stato di responsabilità, un momento in cui il percorso di crescita compie un salto di qualità che ci rende esseri umani consapevoli .

Essere maturi è un processo personale, non ha tempi stabiliti, e assume sfumature differenti a seconda dell’individuo. Chi pensa che una convenzione possa davvero rappresentare un passaggio, confonde simboli e realtà.

Ognuno di noi in base alle esperienze che compie, alle proprie inclinazioni e all’ambiente in cui vive riuscirà a tagliare quel nastro solo quando si sentirà realmente pronto.

Quindi, credere che un esame, piuttosto che criteri scientifici o sterili tabelle possano valutare il livello di maturità presente in un individuo è una follia, ancor prima di una svalutazione della studente in quanto persona.

Diventa,così, necessario inquadrare l’esame di maturità come un’occasione piuttosto che come un test: un momento in cui ognuno di noi , in virtù delle conoscenze acquisite durante gli anni e le esperienze che la vita ci ha fornito, si ritrova ad analizzare nient’altro che se stesso, i faticosi traguardi raggiunti e l’arricchimento ricevuto da tali insegnamenti che, senza dubbio, ci hanno cambiato e hanno contribuito ad aggiungere un tassello in più nel puzzle della nostra vita.

Piuttosto che chiederci con che voto conseguiremo la maturità, ricordiamoci di chi eravamo.

Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno che viene voglia di cantare,
forse cambiati, certo un po’ diversi
ma con la voglia ancora di cambiare.

Antonello Venditti Notte prima degli esami

E di chi siamo diventati.

Elena Gigli