Un personaggio estroverso, con doti fuori dal comune, una curiosità sconfinata, una passione viscerale per il suo lavoro.

Sto parlando di Leonardo da Vinci, il genio in assoluto più creativo e multiforme della storia. 

Nato a Vinci nel 1452, ha dedicato tutta la vita allo studio della natura e dell’essere umano, contribuendo allo sviluppo di tutte le materie scientifiche e umanistiche. Nonostante il suo nome venga spesso affiancato alla parola “genio”, ed è giusto che così venga ricordato, Leonardo era anche un comune essere umano. Pensiamo ad esempio ai progetti rimasti incompiuti, l’Adorazione dei magi, i carri armati e le macchine volanti mai realizzati, e potremmo allungare ancora di molto questo elenco.

Il contesto è pur sempre quello del primo rinascimento, periodo in cui gli uomini iniziarono a fare esperienza dell’impossibilità di conoscere il tutto, raggiungendo una consapevolezza che avrebbe portato pian piano alla crisi qualsiasi forma di antropocentrismo. Scontrandosi con questo sfondo culturale, Leonardo era solito sperimentare nuove tecniche, ma come abbiamo visto non sempre il successo era garantito.

Per portare un altro esempio, durante gli ultimi anni della sua vita gli venne commissionata la decorazione di una sala di Palazzo Vecchio a Firenze, con una scena riguardante “La Battaglia di Anghiari” tra milanesi e fiorentini. Durante la realizzazione Leonardo provò la tecnica dell’encausto, una tecnica complessa e antica che non riuscì ad utilizzare, motivo per cui non terminò l’opera, lasciando la sua fine al mistero.

“Ma il rammarico per il danno inatteso sembra avere straordinariamente accresciuto il fascino dell’opera interrotta.” Così lo storico Paolo Giovio, che potè vedere la sala prima che fosse nuovamente intonacata e la descrisse nella sua “vita di Leonardo”, commentò i resti dell’opera. E pensate bene al significato di queste parole: è un errore, una fonte di frustrazione e tristezza per l’artista, ma è comunque risultato poi interessante e affascinante, sia per i suoi contemporanei che oltre.

Tavola Doria, la più nota tra le copie della perduta “Battaglia di Anghiari”

Nonostante i suoi molteplici errori, Leonardo riusciva sempre a trarre spunto da essi, migliorando sempre il suo lato umano oltre alle sue abilità artistiche e scientifiche. Infatti ciò che l’ingegnere fiorentino aggiunge all’umano è proprio la sua capacità di riprendersi dai momenti più bui che ha attraversato, dovuti non solo a vicissitudini personali ma anche al complesso periodo storico nel quale è venuto alla luce.

Leonardo affronta queste sfide utilizzando le sue abilità acquisite attraverso sacrifici, determinazione e intenso studio, con l’obiettivo di lasciare il suo segno nella storia dell’umanità.

La prima sfida è stata sicuramente il doversi trasferire dal suo paese alla città di Firenze, all’epoca tra le più grandi e ricche d’Europa. Attraverso i suoi manoscritti si evince che durante la permanenza alla bottega del Verrocchio non era del tutto a suo agio. E proprio in questo momento di difficoltà emerge una caratteristica oggi poco conosciuta. Grazie alle sue abilità umoristiche riuscì a stringere molte amicizie che lo portarono a frequentare anche l’alta nobiltà medicea. È proprio vero che, come affermava Charlie Chaplin, grazie all’umorismo siamo meno schiacciati dalle vicissitudini della vita… esso attiva il nostro senso delle proporzioni.

Trasferitosi poi a Milano, Leonardo dovette escogitare qualcosa per presentarsi a Ludovico il Moro, signore della città milanese. Qui l’umorismo non poteva aiutarlo. Creò così il primo curriculum della storia: descrisse tutti i suoi progetti, realizzati e futuri. Il duca rimase molto stupefatto dalla lettera di Leonardo, e subito lo chiamò a corte. Pensate a quanto potrebbe essere utile per tutti noi provare a scrivere quello che abbiamo fatto e quello che vorremmo fare. Cercare di definire i prossimi obiettivi da realizzare dopo questa emergenza è sicuramente il primo passo per muoversi dallo stallo.

Un’altra caratteristica che aiutò Leonardo durante il suo percorso di vita fu un grande spirito di gruppo. Il celeberrimo Uomo Vitruviano nacque da un progetto che aveva condiviso con Francesco di Giorgio Martini e Giacomo Andrea da Ferrara, i quali produssero come lui schizzi e proposte. Questo ci insegna che il tutto comincia con un’idea brillante, una visione singolare, un lampo di genio, ma spesso per tradurre in atto l’idea occorre lavorare assieme agli altri.

L’innovazione è uno sport di squadra, la creatività uno sforzo collaborativo.

Una frase vera secoli fa come oggi. Soprattutto se l’oggi in cui stai leggendo è ancora un oggi di pandemia, di emergenza, di crisi.

Stiamo attraversando una transizione, un periodo sconosciuto alla storia nei suoi dettagli, ma in qualche modo simile a tanti che Leonardo ha vissuto. Dobbiamo affrontare nuove sfide ed essere capaci di trovare soluzioni che nessuno ha mai adottato per poter uscire da questa crisi. Prendiamo esempio dal genio fiorentino, sfruttiamo noi stessi per poter trovare una soluzione.       

“ Alla constanza s’assimiglia la fenice; la quale, intendendo per natura la sua rennovazione, è costante a sostenere le cocenti fiamme,le quali la consumano, e poi di novo rinasce”

Siamo ancora in tempo per rendere reale quel cambiamento che sognavamo dalle nostre case in quarantena, solo così l’essere umano sarà ancora una volta come una fenice, rinascerà dalle sue ceneri e tornerà a volare più forte di prima.

Giovanni Sassano
Elena Gigli
Francesca Biglia


Fonti e suggerimenti per approfondire
Leonardo da Vinci (Walter Isaacson)
I segreti di Leonardo (Documentario)
http://www.leonardonline.it/genio-leonardo.html