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L’Immigrazione spiegata agli Esseri Umani

By Febbraio 21, 2019 No Comments

[im·mi·gra·zió·ne]

“L’insediamento e la permanenza con carattere temporaneo o definitivo in un luogo, di persone provenienti dall’estero o da altre zone del territorio nazionale in cerca di lavoro o di miglioramento economico.”

                                                      Pag 638 del mio/ tuo vocabolario, lì nel secondo scaffale a destra

L’immigrazione è un fenomeno che nella storia ha attraversato secoli e ha reso protagonisti singoli individui, famiglie o interi popoli.

I primi flussi migratori cominciarono nel 1850 dall’Europa all’America del Nord; giunsero 10 milioni di persone dalla Gran Bretagna, dalla Germania e dai Paesi Scandinavi. Verso la metà dell’800 anche  gli islandesi emigrarono in massa negli USA.

La seconda ondata ci fu nel 1880 verso l’America del Nord, Argentina, Brasile, Uruguay. Nel complesso tra il 1850 e il 1920, 40 milioni di europei lasciarono il loro paese.

Analizzando i recenti dati UNHCR risulta che  su tutte le coste europee, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2018 sono arrivati via mare in Europa 121.755 migranti (nel 2017 furono 172.301).

Tra i paesi di provenienza (dato aggiornato al 30 novembre) il più rappresentato è la Tunisia (cinquemila persone, 23% del totale) seguito da Eritrea (3,3 mila persone, 15%), Iraq (85), Sudan e Pakistan (7%). Seguono Nigeria, Algeria e Costa d’Avorio

La vignetta di Makkox sul Foglio

Numeri, solo numeri?

Dietro queste gelide  cifre si nascondono molto spesso  storie di coraggio, di speranza per  un futuro migliore, di fiducia in un aiuto.

Sempre più frequentemente uomini, donne e bambini sono costretti  a lasciare la propria casa, la propria famiglia lì dove  la guerra, la fame e la povertà li condannerebbero ad una morte certa.

Quindi, decidono di partire, trovare un modo di scappare dalle loro radici, da quella patria che li ha visti nascere, crescere e che, purtroppo, da casa si è tramutata in trincea.

Partire per forse un giorno ritornare e ricostruire ciò che sotto i loro occhi ad oggi si sta distruggendo con il rischio di  fagocitarli.

Da qui iniziano dei veri e propri calvari, comunemente noti come  “viaggi della speranza”.

C’è  chi sceglie la via del mare vivendo giorni interminabili  sotto un estivo sole cocente o in balia di notti invernali fredde e burrascose a bordo di quelli che ormai sono entrati nel linguaggio comune sotto il fuorviante accrescitivo di “barconi”ma che ,sempre più spesso ,si rovesciano come fossero fragili  barchette di carta a causa dell’incoscienza  di chi stipa migliaia di anime in pochi metri quadrati.

Altri scelgono la via interna della terra, chilometri a piedi attraversando boschi e territori impervi e cercando di varcare frontiere naturali al di là delle quali cercare una vita migliore.

Giorni interminabili e notti buie, destini in balia delle onde e speranze affidate ai sentieri della natura.

Purtroppo non tutti raggiungono la meta e perdono la vita lungo il cammino.

Per tutti gli altri  l’ultimo passaggio: l’arrivo.

Dopo infinite ore di attesa e paura di non farcela finalmente si vede terra. Il timore lascia spazio alla speranza quella stessa speranza che  aveva dato loro il coraggio di partire.

L’incubo sembra stare per finire, si vede la luce in fondo al tunnel e   poi..

E poi un muro.

E poi un porto.

Ebbene,  gli episodi degli ultimi mesi ci mostrano una realtà preoccupante: in più occasioni centinaia di migranti salvati hanno dovuto affrontare un secondo incubo, un secondo viaggio della speranza,  costretti a vagare  per giorni in mezzo al Mediterraneo  in cerca di un porto in cui approdare.

Addirittura, una volta approdati è stato impedito loro di scendere.

Mentre i potenti discutevano di responsabilità politiche e giuridiche, l’umanità si è palesata  tra gli abitanti di Siracusa, quegli  stessi abitanti che purtroppo troppo spesso hanno visto veli bianchi stendersi su quella tenera sabbia, a coprire i corpi di chi  con paura aveva messo a rischio la propria vita per garantire un futuro migliore a se stesso alla sua famiglia e ai suoi figli, ma che , dalla sfida contro il mare,  ne era uscito sconfitto.

#FATELI SCENDERE, questo il monito che ha preso vita  tra le strade siracusane  tappezzate da lenzuoli bianchi con su scritte queste due parole tanto semplici quanto fortemente potenti.

E quindi risulta doveroso porsi di fronte ad una riflessione:
È veramente possibile permettere a questioni politiche e cavilli legislativi di offuscare l’innata inclinazione solidale  dell’uomo che lo porta all’accoglienza dell’altro che non è “altro” diverso da sé?

Sicuramente mai come oggi l’immigrazione occupa una posizione centrale all’interno del dibattito pubblico nazionale ed internazionale ma, nonostante sia oggetto di discussione sui tavoli che contano, ancora troppo  spesso assume caratteri tragici descritti  da  immagini crude,  vivide  nella memoria di tutti.

Inoltre, è inutile negare che purtroppo la mancata gestione di questo imponente fenomeno abbia provocato la diffusione di forti tensioni e paure, mostri paralizzanti capaci di  far vacillare  alcuni tratti di umanità in gran parte della popolazione, la quale più volte ha espresso  una forte opposizione a riguardo ed ad oggi esige un cambiamento di rotta.

Da qui è evidente come alla politica e alla legislazione internazionale spetti di definire, regolamentare e far combaciare ogni tassello di questo complesso puzzle, partendo dal dovere di ricostruire una “coscienza sociale ”fondata sulla volontà di difendere i diritti fondamentali di tutti gli uomini e riconquistare quel collante necessario al fine mantenere uniti tutti i pezzi, in assenza del quale non sarebbe possibile ammirare l’opera d’arte che è l’umanità intera.

“Homo sum, nihil humani a me alienum puto” Terenzio  ( io sono un uomo e non ritengo niente di ciò che è umano estraneo a me ).

[so·li·da·rie·tà]

Vincolo di assistenza reciproca che unisce degli individui tra loro.

[u·ma·ni·tà]

La natura, l’essenza propria dell’uomo.

                                                          Pagina 1 del vocabolario di tutti gli uomini

Elena Gigli