Scarponi che affondano nella neve. Raffiche di vento impetuose. Respiri affannosi, polmoni che annaspano in cerca di prezioso ossigeno. Un passo, un altro e poi… silenzio. Sir Edmund Hilary, alpinista neozelandese, sulla cima dell’Everest, a 8848 metri di altezza, riesce quasi a toccare il cielo con un dito. Era il 29 maggio 1953.

Scalare una montagna è la metafora stessa della vita umana. La montagna è silenzio, sfida, determinazione. La montagna è rabbia, vertigine, paura. Ogni giorno, inconsciamente, ogni individuo abbandona la sicurezza del suo campo base per intraprendere l’impervia salita verso il futuro. Obiettivi, desideri, sogni; nient’altro che bandiere di conquista che svettano sui monti ondeggiando al vento.

In una società che punta all’omologazione delle coscienze, preservare la propria individualità e gli obiettivi intrinsechi visceralmente in essa risulta difficile. Il gelido Everest ha mietuto più di trecento morti; mediocrità e passività, in modo analogo a valanghe, bufere e crepacci, si insidiano nella nostra scalata, spesso facendoci rimpiangere di averla intrapresa. Più si sale in vetta, più aumentano il freddo e le folate di vento; la forza di volontà viene messa a dura prova dalla paura dell’essere diversi, delle critiche e del fallimento.

Quanto manca alla vetta? Tu non pensarci e continua a salire.

Quando la vita pone davanti all’uomo ostacoli o sentieri impervi, è solo per spingerlo sempre più in alto; un meccanismo di selezione naturale che lo guida verso l’appagante silenzio della cima. Quel silenzio sublime che ti accompagna come un fedele scudiero nella fatica della scalata e che è sempre presente, accanto a te, quando raggiunta la vetta, chiudi gli occhi e lasci che la natura ti inglobi nella sua immensità.

Scegli la strada in salita, è quella che ti porterà alla felicità.

Nessuna montagna è troppo alta per non essere scalata; nessun uomo è troppo piccolo per non osare. Ognuno possiede la peculiarità di cambiare il mondo con le proprie parole ed azioni. L’importante è andare avanti, senza mai indugiare, padroni della propria forza, fabbri della propria esistenza.

Sonia Peddio