“Mi angustiano le persone che non pensano, che sono in balia degli eventi.
Vorrei individui pensanti. Questo è l’importante.”

Carlo Maria Martini

Semplice, spesso dato per scontato, eppure estremamente importante: il pensiero è allo stesso tempo causa e effetto della specie umana, ci caratterizza in quanto uomini e ci rende tali … forse.

É stato detto «penso, quindi sono», ma poi è nato l’uomo moderno, la perfetta contraddizione alla massima cartesiana in solo carne ed ossa.

Oggi, semplicemente guardandosi intorno, è facile riconoscere che gran parte degli uomini e delle donne è in grado di vivere evitando il senso critico e nascondendo ogni briciola di razionalità. Di qui nascono, ad esempio, alcune “grandi” personalità politiche e certi bipedi con un grande megafono chiamato media tra le mani. Ma non è affatto necessario cercare ai piani alti della nostra società: purtroppo l’esemplare perfetto di essere non pensante è l’individuo comune, colui che, in cuor suo, crede davvero di non essere così banale e scontato, un po’ come tutti noi. Questo individuo comune, modulo base della società come oggi è intesa, presenta alcune caratteristiche peculiari che penso riconoscerai almeno in una persona che hai incontrato nel corso della tua vita: superbia, ignoranza e infine quella che mi piace chiamare sindrome della candela al vento, che lo rende una fragile fiammella che si piega ad ogni soffio.

Ecco perché la dignità di essere umano consiste nel pensare. Allo stesso tempo, però, basta considerare la prima inevitabile conseguenza di tale azione, il dubbio, per rimanere paralizzati da una paura istintiva. Il pensiero è una forza terribile, talvolta tra le più crude e bestiali rimaste nei nostri corpi di scimmie, talvolta alta e raffinata, capace di cose magnifiche. Scatenare questa forza comporta grandi conseguenze: la meraviglia, la gioia, l’incertezza, il terrore.

Quindi qual è la cosa più sensata da fare per un essere pensante spaventato? In effetti, lo riconosco, l’ovattata tranquillità dell’essere non pensante conforta, la mistica condizione dell’inconsapevole attrae. Credimi, concepisco, capisco, e in qualche forma condivido il bisogno di non pensare. Mettere a tacere la nostra mente talvolta serve per non perdere il contatto con la realtà, non cadere in paranoia.

Per pensare ci vuole coraggio, ma questo è il prezzo dell’essere davvero umani. Sta a noi decidere che ne vale la pena.

Francesca Biglia