„Tu hai idea del perché un corvo assomigli ad una scrivania?”

indovinello del cappellaio, dal film “Alice in Wonderland”, tratto da “Alice’s adventures in Wonderland” (Cap VII), L. Carroll

Ci sono alcune domande a cui non si riesce a trovare risposta

Prima fra tutte, in questo momento di pandemia, quella relativa alla durata dell’isolamento sociale.

Tante le ipotesi, poche le risposte concrete.

Forse alcune domande semplicemente non hanno una risposta, o forse sì?

Prendiamo ad esempio un classico della letteratura inglese: “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”.

Coerentemente al leitmotiv di tutto il libro (essenzialmente fondato sul nonsenso e sul paradosso), quando Lewis Carroll concepì l’indovinello sopracitato lo fece con l’intenzione di lasciarlo privo di una risposta effettiva. Nel tempo però, talmente tanto fu l’interesse da parte dei lettori su tale quesito, che l’autore fu, in qualche modo, indotto a trovarvi una soluzione, che egli stesso non esiterà a definire “ripensamento” all’interno della Prefazione dell’edizione del 1896.

Questa stessa procedura è riscontrabile nella misura in cui, al giorno d’oggi, l’individuo moderno necessita di una risposta immediata da parte delle istituzioni a tutte le domande : si preferisce avere una verità parziale (una effettiva non-verità), piuttosto che lasciare il tutto all’incertezza ed alla instabilità.

La verità nel caso dell’indovinello è che non c’è risposta.

Ciononostante, sulla scia dei lettori ottocenteschi, ho tentato di fornire una risposta altra, tradendo di fatto sia la volontà primigenia dell’autore, sia il suo successivo “ripensamento”, che trovava soluzione al quesito in un arguto gioco di rimandi linguistici e semantici.

Quindi, cosa accomuna un corvo ed una scrivania?

La mia risposta: il movimento.

Spesso ci dimentichiamo del fatto che tutto ciò che ci circonda ha un proprio movimento. Solo perché non riusciamo a vederlo, non significa che non ci sia: una scrivania infatti, nella sua “immobilità”, ha in realtà tutta una serie di particelle che si muovono e si uniscono tra loro, proprio come avviene per il corvo, il cui movimento ai nostri occhi risulta più facilmente percepibile, ma non per questo più rilevante.

Il concetto del divenire come essenza propria della vita di tutti gli esseri naturali è riscontrabile già a partire dal pensiero del grande filosofo ionico Eraclito, che tradurrà tale principio, seppur non in modo esplicito nei suoi scritti, nell’espressione “πάντα ῥεῖ” (panta rei), ovvero “tutto scorre”, opponendosi nettamente a tutta la filosofia eleatica, che postulava invece l’immobilità dell’essere.

Tale tematica risulta essere molto attuale, in quanto al momento, la natura ci sta dimostrando che non ha bisogno di noi e che altro non siamo che minuscoli tasselli all’interno di un più ampio mosaico: proprio mentre siamo reclusi in casa infatti, quest’ultima non interrompe affatto il suo “scorrere incessante”. In quest’ottica quindi, la nostra somiglianza al corvo ed alla scrivania è la stessa.

Scomodando le leggi della fisica: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Lorenzo Tarchi