Immaginate di passare qualche ora sul vostro telefono, annoiati ed accaldati dalle elevate temperature, finché sulla bacheca del vostro account di Instagram non scorgete un video di una make-up artist, che questa volta non sta mostrando come applicare un ombretto, ma appare nel modo più intimo e naturale possibile: in lacrime.

E’ tramite la disperazione di questa ragazza, espressa attraverso una serie di foto e di descrizioni, che decine di migliaia di persone hanno effettivamente preso coscienza della strage che da due mesi a questa parte sta avvenendo in Sudan. 

Il terzo paese più grande dell’Africa ha vissuto un terribile trentennio sotto il regime durissimo di Omar Al Bashir, che ha portato a grave crisi economica. Se i sudanesi immaginavano di trovare una svolta nella deposizione di Al Bashir avvenuta l’11 aprile scorso, purtroppo si sbagliavano: con la sospensione delle elezioni fino al 2021, i cittadini continuano ancora a vivere in uno stato di emergenza che lascia il paese in totale isolamento, anche per quanto riguarda il trasporto ed il network. Il consiglio militare che ora ha le redini del Sudan continua a reprimere violentemente proteste e manifestazioni, avendo portato alla morte di più di cento persone (stando a quanto viene rivelato). 

Purtroppo la tendenza è quella di generalizzare la situazione africana con qualche parola, come “guerra” e “povertà”, usate tra l’altro con leggerezza, quasi fosse scontato descrivere ogni turbe della regione con queste parole.

Quasi fosse banale.

Eppure di banale dietro alla guerra e alla povertà non c’è nulla: orrori di ogni sorta, violenze, abusi, massacri, torture ed omicidi. 

Ancora niente di nuovo?

State passeggiando lungo le sponde del fiume della vostra città, o di una vicina, e vi lamentate dell’inquinamento dell’acqua. Bene, gli abitanti del Sudan, nel fiume che attraversa la capitale Khartum, non vedono galleggiare rifiuti, ma i corpi dei loro concittadini.

È un’immagine da brividi che può, però, risvegliare le coscienze. Le brutalità che avvengono in Sudan sono solo una piccola parte di un degrado che avvolge in maniera ormai costante i Paesi Africani, martoriati dai disordini politici.

La cosa più grave è, ad ogni modo, la scarsa informazione, affiancata dal praticamente inesistente riscontro mediatico. Riscontro che, almeno per quanto riguarda l’Italia, esiste casualmente solo quando si verificano stragi nei paesi più prossimi al nostro (e con ampi interessi economici).

Passi in avanti, abbastanza rilevanti, sono stati avanzati dalla pagina instagram @feminist, che ha invitato gli utenti ad impostare come immagine di profilo uno sfondo di colore blu, con l’hashtag #blueforSudan. 

Ammirevole gesto che, però, non è stato in alcun modo amplificato da altri canali d’informazione. 

Qualche click sul proprio telefono non potrà essere in alcun modo d’aiuto per la gente del Sudan, ma è un’importante presa di coscienza, soprattutto alla luce di quei notiziari che preferiscono mostrarti dove andrà in vacanza il tuo calciatore preferito rispetto ai disastri del mondo: inducono a notare solo le frugalità che non intaccano l’andamento di una società che dà valore al superficiale. 

Ed è proprio questa superficie che vi invito a frantumare, è questo filtro orlato da lusso e diletto che dovete far cadere. 

C’è bisogno di smettere di fingere di vivere in un mondo roseo; è normale che appaia più facile ad ognuno di noi. Quella frustrazione che provi quando sulla tua piattaforma preferita non appare ciò che ti aspetti, ma trovi una realtà scomoda come quella della truccatrice che piange, ti pone davanti ad un bivio.

Puoi decidere di continuare a vivere ignaro in questa bolla di comfort, oppure di abbattere i muri che delimitano la mediocrità. 

Preferisci una comoda bugia, o una scomoda verità? 


Bianca De Crecchio