Entrata nell’Unione Europea nel 2004, l’Ungheria è uno dei Paesi dell’Est del nostro continente che più ha saputo rialzarsi dopo una pesante instabilità post bellica, diventando, soprattutto dal punto di vista turistico, una nazione che non ha nulla (o quasi) da invidiare alle altre.

Attualmente, però, il popolo magiaro sta attraversando una fase che probabilmente sperava non dover più affrontare: la cosiddetta dittatura senza maschera di Orban.

Il primo ministro ungherese ha infatti preso una drastica scelta concentrando nelle sue mani tutti i poteri “per sconfiggere il Covid-19”, considerandola la soluzione migliore ed accusando l’opposizione, che naturalmente non ha appoggiato la sua decisione, di voler favorire la diffusione del virus.

Sono affermazioni che lasciano quantomeno perplessi, soprattutto davanti al fatto che Orban abbia rifiutato l’appoggio del Parlamento e la sola condizione proposta dall’opposizione di porre un termine a 90 giorni al suo altrimenti illimitato potere politico. 

A ciò si aggiunge anche il forte controllo che l’attuale governo pretende sulla stampa: saranno divulgate solo informazioni dai siti ufficiali dello Stato, previa approvazione del presidente, con il rischio per i “diffusori di fake news” di scontare diversi anni di carcere.

Questa nuova legge non permette realmente la pubblicazione di tutte le notizie contenenti informazioni veritiere. Viene applicato un filtro: il contenuto divulgato deve tutelare e mantenere l’integrità del governo. Questo significa che ogni notizia che va contro il governo o la concezione che Orban ha di esso può essere facilmente tacciata di essere fake e quindi censurata.

Gran parte dei cittadini, ungheresi e non, ha accolto con scetticismo e perplessità il nuovo assetto politico del Paese, che ha visto già il succedersi di due regimi totalitari (di stampo prima nazi-fascista e poi comunista), ed anche una rivoluzione che ha reso di stampo liberale l’organizzazione del Paese, alla quale lo stesso Orban prese parte attivamente. 

Ursula von der Leyen per l’Unione Europea non si è mai dilungata sulla situazione ungherese, se non vagamente appoggiando le misure prese da Budapest purché queste non contrastino i valori fondamentali della democrazia. 

Ma può essere ancora considerato democratico un governo che impedisce in qualche modo la libertà di stampa, che decide sullo svolgimento o meno delle elezioni, nonché per lo scioglimento del parlamento, in un contesto, non dimentichiamo, di emergenza pandemica globale?

Non penso debba essere io a fornirvi la risposta, ma sono certa che alcuni possano fraintendere o ignorare la domanda a favore della propria ideologia. E no, io non farò nomi e cognomi, perché la convinzione che un governo del genere sia davvero efficace (per contrastare il virus) è più comune di quanto si possa pensare.

Importare in Italia una forma di governo come quella ungherese non è sicuramente ammissibile, e se anche lo fosse recherebbe più svantaggi che aspetti positivi, anche ad un livello più intimo e “privato” come quello dei social. La libertà di condivisione di tutte le news sensazionali di vaccini scoperti in un giorno o di pipistrelli avvelenati, (che, naturalmente, altro non sono che vere fake news), verrebbe meno, così come la libertà di postare, ma soprattutto di fare, le gite presso le case al mare nei week end, e non solo.

Forse l’eccessiva libertà che abbiamo in Italia (o che ci stiamo illegalmente prendendo) non dovrebbe essere così disprezzata. Forse non ci rendiamo conto della nostra fortuna.

Quando sosteniamo che vogliamo più regole e che le vogliamo più rigide, siamo sicuri di volerle per tutti? 

Probabilmente no, e, anche se è più facile, dovremmo smettere di pronunciarci sulla libertà degli altri, preservando per prima la nostra. 

Bianca De Crecchio