Non è strano, nel periodo storico che stiamo vivendo, assistere ad eventi insapettati. E quando si parla di inaspettato, lo street artist inglese Bansky è sempre dietro l’angolo.

Questa volta si traveste da sanificatore, imbraccia uno spruzzatore a pressione e realizza un video su Instagram dal nome “London Underground – undergoes deep clean” della durata di un minuto, seguito da una breve didascalia “If You Don’t Mask, You Don’t Get” in cui si ritrae nell’atto di entrare all’interno della metro.

Ma attenzione, colpo di scena: invece di essere carico di disinfettante, quel particolare strumento è invece la sua bacchetta magica, ricolma di vernice verde acqua pronta a prendere parte a qualcosa di insolito.

Siamo a Londra, nella Circle Line ed ecco l’artista creare la sua ultima opera di fronte alla telecamera del suo telefono: un insieme di stencils rappresentanti dispettosi ratti (gli stessi che aveva fotografato mentre mettevano a soqquadro il bagno di casa sua durante la quarantena) intenti a coprirsi il muso con la mascherina o al contrario a starnutire sui finestrini della metro l, alcuni planano utilizzando la mascherina come fosse un paracadute, altri vengono intrappolati nella stessa.

Colpo di scena finale è la frase, ispirata alla canzone dei Tubthumping, che appare sul muro della stazione: “I get lockdown”, seguita da una seconda scritta che irrompe nello schermo grazie alla chiusura delle porte del mezzo: “but I get up again”.

Chiaramente provocatoria, l’opera ha suscitato fin da subito scalpore mediatico portando però la società dei trasporti londinese a cancellarla, trattandola come un semplice graffito. C’è chi parla di errore per quanto riguarda la rimozione, ma stando alle dichiarazioni della ditta di trasporti Transport of London effettivamente «è stata trattata come qualsiasi altro graffito sulla rete di trasporto. Il lavoro dei pulitori è assicurarsi che sia pulita, soprattutto in questo momento» per poi aggiungere «vorremmo offrire a Banksy la possibilità di fare una nuova versione del suo messaggio in un luogo adatto».

Dunque se un giorno sperate di vederla più che andare a Londra dovrete accontentarvi di prendere in mano il vostro smartphone e andare sul profilo instagram dell’artista; la sicurezza prima di tutto!

L’unica traccia che ad oggi abbiamo dell’opera la si può rinvenire soltanto su internet, ma oltre ad essere un peccato per l’opera in sé per sé di Banksy lo è anche perché sotto il getto del disinfettante si è lavato via il messaggio che essa portava in sé.

Non è un caso che l’artista abbia scelto proprio la capitale inglese come culla di quest’opera unica nel suo genere: infatti essa era volta a promuovere l’uso delle mascherine chirurgiche, ancora non obbligatorie nei luoghi chiusi in Inghilterra. Sommersi da nuove regole e parole sconosciute, ancora una volta l’arte si fa carico di grandi responsabilità e si serve della trasparenza e schiettezza delle sue forme per cercare di arrivare dritta al punto, di comunicare la realtà di ciò che sta accadendo in maniera efficace.

Si pensi alla natura dell’arte di Banksy: la street art, un’espressione artistica che va dritta al punto, efficace proprio perché facilmente fruibile. È un’arte provocatoria ed audace, spontanea, abituata a vivere sui muri cittadini e a catturare con i suoi colori sgargianti e figure particolari lo sguardo dei passanti. Quei topolini dispettosi probabilmente sarebbero potuti essere più simpatici di Johnson nello stimolare il popolo inglese a proteggersi ma a quanto pare non lo sono stati abbastanza per essere lasciati a soggiornare indisturbati in quel vagone metro.

Gloria Antonucci
Elena Castiglioni