” E fieramente mi si stringe il core,

A pensar come tutto al mondo passa,

E quasi orma non lascia”

-“La sera del dì di festa”, Giacomo Leopardi

Lunedì 15 Aprile 2019. Ore 19:00. Parigi. 

Le fiamme intrappolano nel loro soffocante abbraccio Notre Dame.

Una cattedrale enorme ridotta a cenere nel giro di pochi attimi deliranti.

L’Europa trattiene il respiro. Si innalza un compianto generale.

Quante volte ci siamo chiesti quanto sia ingiusto che tutto sia destinato ad avere una fine? Eppure in un mondo dove regna l’innovazione e il progresso, sembra impossibile che anche le opere d’arte, capaci di trasmettere emozioni durature nel tempo, possano scomparire nell’arco di poche ore.

Velocità, progresso, tecnologia sono cifre della modernità e dei nostri tempi. Indubbiamente questa triade permette a molti di condurre in modo soddisfacente la propria esistenza: la maggior parte degli adolescenti ambisce a possedere un telefono di ultima generazione, o altri device sviluppati per rendere i momenti di svago più interessanti.

Al giorno d’oggi la vita è scandita per molti dai social network, che consentono una condivisione di informazioni istantanee e, di fatto, risultano essere molto utili per tutti coloro che desiderino comunicare con persone estremamente lontane e mantenere di conseguenza un rapporto stabile, anche a distanza.

Tuttavia, il rischio che si corre è quello di confondere, specialmente tra gli adolescenti , il mondo reale con quello virtuale: molto spesso infatti, si ha l’illusione che i due “mondi” possano coesistere, e che possano addirittura compenetrarsi. 

È come se il mondo virtuale applicasse un filtro, che cambia forma a seconda della circostanza e che ha come fine quello di creare un ambiente in cui sentirsi protetti e sicuri, soprattutto nelle circostanze più difficili.

Sembra quasi che il ruolo consolatorio, svolto in passato dalla religione, sia stato affidato ai social network, che allo stesso modo del loro predecessore diventano a tutti gli effetti “oppio dei popoli”, riprendendo un’espressione marxista, ovvero sono funzionali ad offuscare, ad inibire e a distrarre le “menti” degli users.

Il voler delegare il nostro sguardo alla macchina risulta, quindi, essere un limite rispetto alla natura stessa dell’uomo. Se lasciamo che il mondo virtuale prevalga su quello reale, allora non sarà difficile considerare un evento drammatico come quello dell’incendio di Notre Dame come “uno fra tanti”.

L’evento del 15 aprile non è effettivamente più sconvolgente di molti altri episodi catastrofici che avvengono quotidianamente, e che vedono numerose vittime innocenti.

Ciononostante, Notre Dame rappresenta un luogo dove tutte le persone, indipendentemente dal proprio credo, potevano vivere un’emozione intensa: arte, storia, religiosità fuse in uno sguardo… Un sogno, una fantasia, l’ombra del suo celebre “gobbo”che si nasconde tra le guglie.

La cattedrale risulta essere quindi un luogo che non appartiene solo ai francesi, ma a tutta l’umanità e deve quindi necessariamente essere preservato.

Quando ho appreso la notizia, ho inizialmente pensato che si trattasse di una “bufala”, in quanto non si è mai certi delle notizie che popolano il web.

Nel momento in cui ho realizzato che tutto ciò era realmente successo però, ho provato un forte senso di incredulità e di scoramento: dal mio punto di vista infatti, questo è un simbolo evidente di un’Europa che ormai da troppo tempo si è dimenticata della sua centralità culturale e che sta trascorrendo la sua vita, paralizzata all’interno di un limbo illusorio, composto da cartelloni pubblicitari multicolore, tecnologie sempre più raffinate, luci, schermi…

È un po’ come se il problema di tutto, non si limitasse al singolo incendio di Notre Dame, nonostante catastrofico, ma in una prospettiva più ampia esso fosse da attribuire alla profonda superficialità con cui l’Europa risponde ad eventi di tale portata, cercando, ad esempio, di svalutare il problema: “Tutto è risolvibile”, “Ricostruiremo tutto”, per citare alcune delle parole pronunciate da vari premier europei.

La consolazione risiede nella convinzione che ci sia un eventuale  locus amœnus nel quale rifugiarsi: un mondo perfetto, che cela al suo interno un’esistenza stracolma di illusioni, di finzione, dove un like ti può far diventare ricco, ed una mossa sbagliata può rovinare la tua vita per sempre, un mondo nel quale critiche, violenza ed ipocrisia sono all’ordine del giorno. 

In queste circostanze è quindi sempre più difficile comprendere cosa sia realtà e cosa sia finzione

Viviamo in una società che rispecchia in tutto e per tutto le dinamiche dell’idea di teatro proposta da Pirandello: paradossalmente sul palcoscenico i personaggi inventati sono “più vivi di quelli che respirano e vestono panni”, vale a dire che la fantasia ed il mondo virtuale, sembrano essere più veri del gioco di maschere che caratterizza la vita di ogni individuo. 

La conseguenza immediata di questo “teatro” è un profondo senso di confusione e di indecisione, che conduce molti giovani a perdersi, senza possibilità di ritrovarsi.

È ancora Leopardi a suggerirci, forse, la migliore delle soluzioni: tutti i cittadini europei dovrebbero riunirsi in una “social catena”, ossia stringersi in un’ideale “catena” contro, non tanto la natura come la intendeva il poeta, quanto contro la modernità e la superficialità, che conducono alla distruzione di quelle che sono le nostre radici. 

L’ambizione è ,quindi, quella di restituire all’Europa la gloria di un tempo, cercando di rivitalizzare il più possibile quella che è la cultura che appartiene a tutti noi.

Lorenzo Tarchi