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Giovani adulti

By Gennaio 8, 2019 No Comments

“Ai miei tempi…”

“I giovani d’oggi…”

“La mia generazione…”

Suona familiare, vero? Quante volte lo abbiamo sentito dire da chi dovrebbe crescerci, educarci, guidarci?

Con queste parole spesso, forse troppo spesso, viene dipinto il quadro di una generazione allo sbando, totalmente smarrita e fagocitata dalla società. Ma perché, pur essendo evidente che questi siano giudizi superficiali e riduttivi, certi preconcetti continuano ad esistere?

Le problematiche dell’adolescenza

Incertezza e instabilità sono le parole chiave dell’adolescenza. È un periodo della vita in cui si accavallano contraddizioni e opposizioni in ogni ambito: verso la famiglia, verso le proprie tradizioni, verso il mondo e addirittura verso se stessi. Un contrasto continuo e costante di cui non sappiamo ancora scrollarci l’inevitabile peso. Nessun ragazzo sarà mai pronto a sentirsi dire che, un giorno, ripensando alla sua adolescenza riderà di ciò che riteneva importante. Certo, oggi consideriamo ancora vitali certe “sciocchezze”, ma è anche vero che a preoccuparci non sono solo amori non corrisposti o amicizie tradite.

Per cominciare, un’indagine ISTAT dimostra che le vittime di bullismo o cyber bullismo tra gli 11 e i 17 anni sono più del 50%, il che è strettamente legato all’aumento degli episodi di violenza. E questo è soltanto uno dei fattori che negli ultimi anni hanno causato un aumento dei casi di disturbi psichici e psichiatrici nei periodi di adolescenza e post-adolescenza. Aumentando di poco l’età presa in considerazione, i giovani si trovano ad avere a che fare con instabilità economica e politica, incertezza riguardo al proprio futuro e generale precarietà. Insomma se l’adolescenza è già di per sé un periodo problematico, viverla oggi è ancor più difficile che in passato.

I nuovi idoli

Mi trovo anche, tristemente, a dover considerare che al giorno d’oggi molti giovani si sentono costretti tra una vita reale, spesso insoddisfacente, e una virtuale. E sul web più che sulla Terra, a costo di fingere, bisogna rientrare in certi canoni, rispondere a determinati requisiti, rispettare le regole non scritte di vip, influencer e celebrità. Così ogni errore, ogni fallimento porta con sé un sentimento di vergogna più profondo che in passato, perché corrisponde all’aumento dell’oscuro divario tra la realtà e il lifestyle che tutti amano mostrare sui social.  

Eppure questi sono i nuovi modelli di riferimento per lo stile di vita contemporaneo. A proposito Gian Maria Fara scrisse: «È sempre più difficile trovare figure di riferimento stabili.» e ancora «Si diffondono valori e pseudo-valori “mediali” che indeboliscono la presenza di insegnamenti etici».  Da recenti indagini emerge, infatti, che la maggior parte dei giovani è sempre più attratta dai modelli proposti da internet e televisione: molti ragazzi, pur sentendosi più che mai lontani da questi, ergono i personaggi mediatici a dei di un mondo governato da finzione e superficialità. E così dopo un decennio di gerontocrazia il gossip è diventato la nuova discussione politica, i meme la nuova satira, i programmi trash la nuova propaganda.

Bisogna, però, anche notare alcune nuove fonti di interesse, principalmente tematiche riscoperte dagli anni ‘70. In questo senso si riscontrano una maggiore sensibilità alle problematiche ambientali e spinte di attivismo su tematiche riguardanti il femminismo e la comunità LGBTQ+.

La società postmoderna in crisi

Dalle parole di Fara si evince una profonda preoccupazione per il futuro etico della nostra generazione: quella che il sociologo stava prevedendo era una crisi dei valori dovuta ai rapidi e profondi cambiamenti vissuti dalla la società di fine ‘900. Il progresso tecnologico, il miglioramento delle condizioni, il baby boom degli anni ‘50 e ‘60 condussero i più a considerare la vita con rinnovato ottimismo e fiducia verso il futuro. Questo ha però causato anche la cosiddetta scomparsa degli adulti.

Come introdotto da Zygmunt Bauman la generazione dopo il baby boom, ha dato una interpretazione del tutto nuova a età adulta e adolescenza: il senso della vita, il modello di spensieratezza, è la gioventù. Così questi eterni bambini, per cui la massima aspirazione è sembrare giovani il più a lungo possibile, non sono in grado di far diventare adulto chi bambino lo è davvero.

Ecco allora l’analisi di don Armando Matteo: «Per queste persone il modello di vita riuscita è quello giovanile. Non hanno compreso che la giovinezza è una stagione della vita che deve condurre all’essere adulti. Come possono insegnare ai giovani che c’è qualcosa oltre la giovinezza per la quale vale la pena di impegnarsi a costruire se per loro non c’è nulla di meglio che essere giovani?».

Questa sorta di adolescenza prolungata, oltre a creare confusione e smarrimento nei giovani, che talvolta si trovano ad essere addirittura più realisti dei propri genitori, comporta anche un’eccessiva fiducia nel mito del giovanilismo negli “adulti”. Chi non ha mai sentito dire che gli anni migliori sono quelli della gioventù? Ecco perché il malessere giovanile cresce e troppo spesso non viene compreso. «L’idea di fondo è che se sei giovane non ti manca nulla. La giovinezza è la grande macchina della felicità. E allora come si fa a essere giovani e infelici?».

Miglioriamoci

Continuando la sua analisi dei giovanissimi Fara sostenne anche: «Se questo processo, da una parte, porta ad un progressivo smarrimento dei giovani, dall’altra apre nuovi spiragli verso la ricerca e la sperimentazione. Si scorgono nuovi segnali di una diversa ricerca di senso delle moderne generazioni; una ricerca affidata alla riscoperta di un sistema di valori dal quale trarre punti di riferimento e stabilità.»

Questo è, a mio parere, l’aspetto più affascinante dell’adolescenza, nonché ciò su cui dobbiamo puntare per modificare i tratti negativi di cui abbiamo parlato fino ad ora. In questo particolare periodo della vita, infatti, anche grazie alla contraddizione e al contrasto, cresce il senso critico, nascono nuovi ideali,  e cosa ancor più importante ci si affaccia sul mondo con l’intenzione di cambiarlo e renderlo migliore.

Di fronte agli ostacoli della società postmoderna dobbiamo dimostrarci più che mai pronti a reagire, e siamo gli unici in grado di farlo proprio perché siamo adolescenti di oggi. Non a caso i ragazzi del Terzo millennio sono stati definiti “una generazione liquida con un’identità plurima”. Ci siamo dovuti adattare ad un mondo socialmente ostile e così siamo diventati più flessibili, più dinamici, più aperti a diversità e cambiamenti dei nostri genitori. In molti più casi di quanto si possa pensare non mancano le buone pratiche e la capacità di aspirare al meglio. Noi come WAYouth vogliamo essere un esempio di questa tendenza e promotori di un giusto progresso.

Vi invito a pensare a voi stessi come singoli individui, come membri di una comunità e come esseri umani. Scopriamo in questo modo come migliorarci e migliorare. Dedichiamo almeno uno dei nostri buoni propositi per il 2019 a seguire o creare una buona pratica. Chiediamoci come possiamo cambiare il mondo.

Redazione