A cura di Giulia Scibé

 

Cosa sono due metri? Un tragitto insignificante per qualsiasi essere umano. Però per me questi due metri che servono per poter arrivare a te e per poterti almeno toccare sono un viaggio impossibile, una chimera, un sogno, per questo voglio morire  recita Javier Bardem nei panni di Ramón Sampedro, celebre scrittore e attivista, la cui storia è raccontata nel film “Mare Dentro”, simbolo della lotta spagnola per l’eutanasia durata per anni e che si è da poco conclusa.

È stata infatti da poco approvata dalle Corti Generali la legge, proposta dal Partito Socialista Operaio Spagnolo, che legalizza le pratiche che vanno sotto il nome di suicidio assistito e omicidio del consenziente. Una forte opposizione arriva dal Vaticano, dal Collegio dei Medici di Madrid e dalla Conferenza episcopale spagnola. Il deciso No della Chiesa a questa legge non è di certo una sorpresa, come del resto non lo è quello del collegio dei Medici di Madrid, il cui presidente, Manuel Martínez-Sellés, ha dichiarato che queste pratiche risultano essere contro la vera essenza della medicina ovvero la tutela della vita.

È bene a tal proposito ricordare che la differenza sostanziale nelle pratiche di fine vita risiede proprio nel ruolo del medico. Per quel che riguarda il suicidio assistito, il professionista della salute si preoccupa di prescrivere gli elementi necessari affinché la persona assistita possa porre fine in modo autonomo alla propria vita, mentre l’eutanasia vede la partecipazione attiva del medico in diverse forme: egli somministra personalmente i farmaci o un’eccedenza di sostanze allevianti il dolore alla persona richiedente tale trattamento e consenziente. Rientra nelle pratiche di eutanasia, l’interruzione o l’omissione di un trattamento medico necessario alla sopravvivenza dell’individuo.

Secondo la legge da poco approvata, solamente i cittadini spagnoli o individui legalmente residenti in Spagna, capaci di intendere e di volere, affetti da malattie gravi e incurabili o patologie croniche che provocano dolori e condizioni di incapacità, possono usufruire di tali pratiche. Dopo aver avanzato ad una commissione competente la richiesta per poter accedere alle cure, è necessario che il paziente fornisca ripetutamente il proprio consenso fino al momento dell’effettiva interruzione della vita. È rispettata la possibilità di ritirare il consenso in ogni momento e l’obiezione di coscienza da parte di ogni medico.

Le domande che sorgono spontanee sono “perché l’Italia non ha ancora raggiunto il traguardo spagnolo?”, “perché l’Italia non ha ancora una legislazione adeguata riguardo questi temi?”.

Si ricorderà di certo la vicenda di DJ Fabio, vittima di un terribile incidente stradale, causa della sua tetraplegia, condizione per la quale decise di togliersi la vita. Nella sua situazione, la decisione coinvolse anche Marco Cappato, imputato, secondo l’articolo 580 del Codice Penale, che prevede una pena dai 5 ai 12 anni per aiuto o istigazione al suicidio. Cappato, però, non aveva istigato o forzato il DJ a togliersi la vita, limitandosi ad assisterlo nell’organizzazione del viaggio verso la Svizzera e a fornirgli le informazioni inerenti alle pratiche di interruzione della vita.

Il Tribunale di Milano si è interrogato a lungo riguardo la vicenda, rimettendo infine la decisione alla Corte Costituzionale. Questa aveva dato tempo al Parlamento per legiferare sul suicidio assistito fino al 24 settembre 2019. Nessuna legge è stata emanata per cui Cappato non è stato ritenuto imputabile dei reati previsti nell’articolo 580 dalla Corte costituzionale.

Ad oggi l’unica certezza che c’è riguardo questo tema, che ha messo in crisi i tribunali Italiani e non soltanto, è l’articolo 5 del Codice Civile secondo, che vieta ogni atto che provochi una diminuzione dell’integrità fisica del proprio corpo, previe deroghe. Pareri controversi riguardo l’argomento arrivano anche dal Comitato Nazionale di Bioetica. Tredici membri si sono dichiarati favorevoli al suicidio assistito, mentre undici contrari. Due dei membri, inoltre, hanno espresso una posizione intermedia, escludendo l’apertura al suicidio assistito, ma sostenendo che l’accesso a cure palliative – compresa la sedazione profonda – e a un adeguato supporto psicologico/psichiatrico stiano alla base dell’esercizio della libertà di autodeterminazione dei pazienti.

La situazione è in stallo.

Alle radici dell’impasse, con tutta probabilità, sta il contrasto interno tra componente cattolica e componente laica del Comitato. Si può ben comprendere come la cultura religiosa influenzi il pensiero degli individui, soprattutto riguardo a tematiche così spinose. Tuttavia, va tenuto a mente che ogni individuo in grado di intendere e di volere è un soggetto libero e come tale ha il diritto di scegliere ciò che è meglio per sé. In fondo “la vita è un diritto, non un obbligo”, ritornando al film “Mare Dentro”, e come ogni persona dovrebbe vivere una vita decorosa, anche morire dovrebbe essere altrettanto dignitoso.

Oggi siamo un paese più umano, giusto e libero. La legge sull’eutanasia, ampiamente richiesta dalla società, diventa finalmente una realtà. Grazie a tutte le persone che hanno lottato instancabilmente perché in Spagna fosse riconosciuto il diritto a morire con dignità.” scrive in un tweet Pedro Sanchez, premier spagnolo.

In un quadro del genere è auspicabile che l’Italia abbia il coraggio di prendere una posizione chiara per tutelare tutti i cittadini per i quali il fine vita è l’unica soluzione per riacquisire la dignità perduta.