Non servono tante parole,  discorsi moralisti, frasi di circostanza, promesse, opinioni…  Molte volte è meglio lasciar parlare le immagini.

L’arte parla da sé, soprattutto la street art, nata nella e per la strada, fatta di immagini chiare, nette, decisive, e portatrici di profondi significati.

Nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 2020, 3 giorni dopo l’arresto dello studente egiziano Patrick Zaky, compare su un muro della via Sabina – nei pressi dell’ambasciata d’Egitto a Roma – un murales (nella prima foto) che ritrae Giulio Regeni e Patrick che indossa indumenti da detenuto, stretti in un caloroso abbraccio.

In una vignetta la rassicurazione di Giulio “STAVOLTA ANDRÀ TUTTO BENE”. In giallo una scritta in arabo recita: “libertà”.

Così l’artista romana LAIKA racconta a suo modo ciò che sta accadendo in Egitto, anche perché, come ella stessa denuncia sui social, “i giornali ne parlano pochissimo”, perciò “PARLATECI DI PATRICK.”

Purtroppo, solo tre giorni dopo, qualcuno decide di cancellare il murales, forse perché  “troppo pericoloso” come l’autrice commenta il post di Instagram, apponendo numerosi tag sopra ciò che rimane della sua opera, la maggior parte dei quali riferiti alle più importanti testate giornalistiche italiane e non.

LAIKA NON SI FERMA e, mentre vari quotidiani  iniziano a riportare particolari violenti e raccapriccianti riguardo al caso, decide di realizzare un secondo murales, quello che l’artista definisce “II ATTO” .

L’opera è simile alla prima, ma allo stesso tempo (risulta) profondamente diversa.

Giulio e Patrick continuano ad abbracciarsi, Giulio continua a rassicurarlo, Patrick continua ad indossare gli stessi abiti, ma proprio tra il braccio del ragazzo e la parola “libertà” ora compare uno squarcio provocato da una mano anonima, ritratta nell’ombra.

Ed ecco che l’arte tutto cambia e trova un senso diverso, più profondo.

Infatti, ora è lo squarcio a ricercare l’attenzione dell’occhio; LAIKA la soddisfa ritraendo una folla numerosa durante una protesta.

Tutti i partecipanti  esibiscono con fierezza e convinzione un cartello giallo e nero che recita “FREE PATRICK”.

LAIKA sembra quasi supportare ed amplificare  le manifestazioni pacifiche che si sono tenute e si terranno da quel fatidico 10 febbraio in poi: dapprima quella di Bologna, a cui tutta la comunità studentesca dell’ateneo dell’ALMA MATER, nel quale lo stesso Patrick studiava, è stata chiamata a partecipare.

Successivamente non solo studenti ma anche madri, padri e nonni riempiranno altre piazze, a dimostrazione delle parole della stessa artista “NESSUNO PUO’ E DEVE RIDURCI AL SILENZIO”.

I giorni passano e fonti attendibili descrivono la sempre più compromessa situazione di prigionia del giovane Patrick, ormai diventato un compagno di corso di tutti gli studenti, un amico, un figlio.

È dunque inevitabile che balzi alla mentre di tutti l’associazione al caso di Giulio Regeni.

Ed è proprio per questo, per evitare lo stesso tragico finale e per non lasciare che la morte di Giulio sia stata vana, che tutti promuovono l’appello di riportare Patrick in Italia, di non abbandonarlo, accusato di un crimine mai commesso, colpevole solo di aver voluto esercitare la sua libertà e il suo diritto di parola, di studio e di informazione.

Quindi è necessario non fermarsi, ricercare la verità, non lasciar passare, e accogliere il monito di Giulio scritto su un muro a Roma, ma impresso nella mente di tutti.

MA, fermi tutti.

Come i film della Marvel ci hanno abituato, mai abbandonare la sala prima della fine dei titoli di coda.

In questo caso, però, la scena inedita lascia un po’ di amaro in bocca.

3 marzo 2020: LAIKA pubblica una storia Instagram annunciando che anche il suo “II ATTO” è stato strappato.

“SARÀ STATO IL VENTO” ironizza l’artista che, dopo la distruzione della sua prima opera,  aveva pronunciato questa frase che, ironia della sorte, mai come ora assume significato e che dovrebbe suscitare una profonda riflessione.

“Ho voluto far capire che nessuno può ridurci al silenzio, che si può strappare un disegno ma che dietro ad esso ci sarà sempre qualcuno pronto a gridare a gran voce. Tutto sommato l’anonimo che ha rimosso il poster ha fatto un favore e tutti: ha dimostrato che insieme possiamo cambiare le cose” -LAIKA

Elena Gigli