“Ogni epoca ha la sua malattia, alla quale risponde un’altra (ma è probabilmente la stessa) nel campo morale”

– “Scorciatoie e Raccontini”, Umberto Saba

27 Gennaio 2020, Cesano Boscone (MI)

“Spero ti venga il Coronavirus”

Queste le parole pronunciate contro un ragazzo cinese appena quattordicenne, durante una partita di calcio dilettantistica, da parte di un suo avversario coetaneo. Parole pesanti, parole che per l’ennesima volta si cerca di alleggerire come qualcosa di perdonabile, perché proferite da qualcuno “[in] giovane età, [a causa] dell’enfasi e della concitazione della partita”(queste le parole del presidente della squadra avversaria).

In una società come la nostra, che esalta la diversità ma al contempo ritiene che eventi come quello poc’anzi descritto siano quantomeno “accettabili”, sembra che l’unica cifra capace di accomunarci tutti sia proprio il suo opposto: l’odio per tutto ciò che ci è estraneo, sia esso rivolto verso una persona straniera o indirizzato a determinate scelte che non rientrano nei costumi italiani.

Pregiudizi, stereotipi, cliché sono morbi ancora largamente diffusi nel nostro millennio, e ,nonostante le numerose campaigns e proteste che nel tempo sono state fatte per cercare di diffondere consapevolezza soprattutto tra i giovani questi risultano essere sempre più disinformati e tendenti a credere a qualsiasi cosa venga loro proposta. C’è sempre la necessità di trovare un capro espiatorio sul quale è “sempre opportuno” scaricare tutte le nostre insofferenze e tutta la nostra rabbia.

In questi ultimi giorni, in particolare, l’attenzione si è riversata sulla malattia proveniente dal capoluogo cinese Wuhan, il COVID-19 o nuovo coronavirus, che sta creando sempre più allarmismo e che, conseguentemente, tende ad isolare la componente asiatica del nostro Paese, nonostante effettivamente non sia portatrice di alcun virus. Questa è l’ennesima riprova di come l’ignoranza sia purtroppo il mal du siècle ancora dilagante anche in paesi sviluppati come l’Italia e, più in generale, in Europa.

Che fare allora?

Una possibile soluzione ci viene suggerita ne “L’idiota” di Dostoevskij.

“La bellezza salverà il mondo” sostiene il principe Miškin.

Forse, quindi, dovremmo seguire il suo consiglio e cercare la bellezza anche e soprattutto nella diversità. Questo e soltanto questo ci consentirebbe di avere suggestioni sempre nuove e di scoprire sfumature inedite nella nostra esistenza a tinta unita.

Lorenzo Tarchi