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La libertà guida ancora il popolo?

By Luglio 31, 2019 No Comments

Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

Art. 20 Dichiarazione universale dei diritti umani

Ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione a tutti i livelli, segnatamente in campo politico, sindacale e civico.

Art. 12 Carta dei diritti fondamentali dell’UE

Dopo essere stati informati dei massacri in Sudan via Instagram, torniamo sullo stesso social per soffermarci questa volta su un video condiviso da Greta Thunberg.

Il video in questione è uno dei tanti che possiamo trovare in rete circa gli avvenimenti del 28 giugno a Parigi. La polizia sta spruzzando a distanza ravvicinata gas lacrimogeni sui manifestanti del movimento ecologista XR (Extinction Rebellion), che occupano simbolicamente una delle strade principali della capitale francese. Occhiali, cappelli o qualsiasi altra forma di protezione improvvisata per proteggersi da questo attacco sono strappati e gettati a terra. I manifestanti vengono trascinati sull’asfalto quando rifiutano di spostarsi.

Sono scene di una violenza a dir poco inquietante per un paese che si vanta di essere civilizzato, un tempo porta di accesso e punto di riferimento per una ci verrebbe da dire “fu” democrazia.

Sembra incredibile ma le stesse violenze, che nell’ultimo mese hanno fatto il giro del web grazie al video condiviso da Greta, già da tempo sono rivolte ai Gilet Jaunes nel silenzio di ogni mezzo mediatico tradizionale. Secondo il Ministero dell’Interno francese i morti dall’inizio delle proteste sono stati dodici, ma questo dato non viene aggiornato dal dicembre 2018. Da allora sono nate numerose campagne con l’obbiettivo di sensibilizzare la popolazione sulla violenza – spesso gratuita – delle forze dell’ordine, ma le risposte dal governo scarseggiano. Come dicono i protestanti francesi, “fine del mondo, fine del mese, stessa battaglia” e, possiamo aggiungere oggi, stessa forma di repressione.

Certo, dura lex sed lex. Il Codice Penale francese prevede che “qualsiasi riunione di persone sulla pubblica via che possa compromettere l’ordine può essere dissipata dalla Force Publique”. Non possiamo però ignorare che, mentre i Gilet Jaunes sono tutt’altro che estranei ad atti di violenza, la protesta degli XR era assolutamente pacifica e ha continuato ad esserlo anche dopo l’intervento della polizia. E quindi sorge spontaneo chiedersi: era davvero necessario agire con tanta brutalità?

Si tratta di un momento critico per l’età contemporanea, una frattura nella sua superficie occidentale che si apre sulle situazioni ancor più gravi del resto del mondo. Basti pensare che in Venezuela, durante le manifestazioni contro il governo di Maduro, si sono visti poliziotti sparare ad altezza d’uomo tra la folla e persone che resistevano agli arresti colpite con crudeltà; o ancora, in Egitto, Amnesty International denuncia da anni l’uso quotidiano di pratiche di tortura nelle carceri, dove sono imprigionate decine di migliaia di persone con l’accusa di dissidenza e opposizione politica al regime Al Sisi. Purtroppo si potrebbe continuare con decine di altri esempi come questi, in confronto ai quali ciò che è accaduto in Francia sembra un nonnulla. Questi eventi però dimostrano come, a ben vedere, non siamo poi così progressisti, aperti al dibattito e pacifici.

La possibilità di manifestare pacificamente è un diritto fondamentale, strettamente legato alla libertà di pensiero, la vera discriminante tra una democrazia e un totalitarismo. Si tratta di un aspetto tanto importante della libertà che, come scritto nella nostra Costituzione, lo Stato si assume il dovere di riconoscerlo, ma non il diritto di darlo, perché questo comporterebbe anche la possibilità di toglierlo. Eppure la libertà di manifestazione è stata negata proprio da chi la legge dovrebbe farla rispettare, rispettandola in primis.

Seguiamo l’appello di Greta e chiediamoci chi sta difendendo chi. Chiediamoci se la libertà guida ancora il popolo.

Francesca Biglia