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Chi è il buon cittadino?

By Marzo 19, 2019 No Comments

L’uomo è un animale sociale

Provate a pensare al nostro più antico antenato, l’Australopiteco. Lo definireste uomo?

Andiamo oltre l’aspetto scimmiesco e lo scarso sviluppo cerebrale. Cerchiamo piuttosto la presenza di un sistema linguistico, una vaga tendenza empatica, qualche forma di rapporto interpersonale. Non esiste niente del genere in quelle che, dal punto di vista scientifico, sono le nostre radici più profonde.

Io preferisco pensare che, metafisicamente parlando, l’umanità sia nata con la prima associazione di ominidi, in un primo atto di razionalità destinato a fondare le basi della giustizia moderna: un primo atto compiuto molto probabilmente sotto l’impulso dello spirito di sopravvivenza, da parte di uomini coscienti dell’utilità di questa società, e che, di conseguenza, sentono la necessità di stabilire dei ruoli precisi in cui i primordiali cittadini devono rientrare per permettere lo sviluppo comune.

Così sono nate le leggi, così sono nati i diritti e i doveri. Da questo deriva, a livello sociale, la nostra dignità di uomini e donne. Tutta la nostra vita è regolata da queste due facce della stessa medaglia che si sono ormai sostituite al nostro istinto animale.

Noi eremiti

Noi umani di oggi, però, ci sentiamo un po’ più individualisti dei primi ominidi. “Chi vuole ancora governare? – disse Nietzsche – Chi ancora obbedire? Sia l’una che l’altra cosa è troppo fastidiosa.”

Abbandonate le clave e imboccata la via delle rivoluzioni industriali, siamo circondati da ogni tipo di comfort immaginabile, tanto che il contatto umano non solo non ci è più così indispensabile da unirci in società, ma talvolta sembra quasi deleterio. Lo nascondiamo su Instagram, certo, ma siamo fondamentalmente soli, e ci piace esserlo.

Lasciando la riflessione sulla solitudine ad un altro momento, mi piacerebbe ragionare con voi su sulla realtà della nostra costituzione rispetto a questo individualismo, che, a ben vedere, è difeso e garantito come diritto.

Mi spiego meglio. Consideriamo la seconda radice dei nostri diritti e doveri: gli Stati Uniti d’America. La costituzione più antica del mondo è nata da una profonda frattura con l’Europa statica delle caste, una frattura democratica che ha reso l’America il luogo in cui ciascuno può tentare la propria sorte confidando nelle proprie capacità. Il luogo dell’individuo. Da questa prima costituzione, con la Rivoluzione Francese e la stagione del Rinascimento, sono poi nate le costituzioni europee, compresa quella italiana. Da questa celebrazione dell’individuo sorgono i nostri diritti civili, le nostre libertà e anche i nostri doveri.

L’individualismo dell’America settecentesca si e diffuso in tutto il mondo occidentale e ad oggi è il cuore di quella che Louis Dumont ha definito l’“ideologia moderna”, ovvero un’ideologia che pone l’essere umano individuale come unità fondamentale dei valori.

Antigone

Quindi cosa bisogna fare per essere un buon cittadino? Deve avere più importanza la società o l’individuo? E, più concretamente, quali devono essere i nostri diritti e i nostri doveri?

Torniamo per un attimo indietro nel tempo. Arriviamo fino all’età d’oro dell’antica Grecia: lì, attorno al 440 a.C., in uno dei passi più belli della letteratura mondiale, Sofocle parlò per la prima volta nella storia dell’uomo di upsipolis e apolis.

L’apolis è colui che con la sua azione si pone al di fuori della città. L’upsipolis è il cittadino che, al contrario, permette il progresso della città perché cerca di mediare tra autorità e verità, tra essere e dover essere, tra fatti e norme, tra egoismo e solidarietà.

In questo nasce e si risolve il dilemma di Antigone, che è poi il dilemma di qualsiasi persona di fronte ad una legge che si considera ingiusta, come un uomo del ‘900 che deve rispettare e mettere in pratica le leggi razziali: se la legge umana è fondamentalmente relativa, cosa mi garantisce che, essendo un cittadino ligio alle leggi io sia anche un buon essere umano? Ed ecco che entra in gioco l’upsipolis, l’incarnazione e il senso stesso della misura.

La chiave non sta né nell’osservazione totalmente acritica delle leggi, né nel completo anarchismo, ma in una giusta mediazione razionale tra queste due componenti che riesca a tenere conto sia del bene comune sia del bene del singolo.

Non esiste una legge universale che stabilisca quali debbano essere i diritti e i doveri di un individuo in una società, ed è impossibile che esista. Ciò che sappiamo è che questi elementi devono la nostra forza e non portarci all’autodistruzione come altre volte è successo nel corso della storia.

Ricordiamoci di essere razionali. Ricordiamoci del rispetto, della giustizia, del giusto mezzo. Ricordiamoci di essere umani.

Francesca Biglia